PROGETTO SKATING IN THE DARK CAPITOLO 3

Condividi:Share on FacebookShare on Google+

DESCRIVERE CON LA VOCE, CONOSCERE CON IL CORPO

Che si tratti di un oggetto, di un singolo movimento, o di una manovra, la descrizione verbale riveste un ruolo di fondamentale importanza dal momento che deve fornire al nostro allievo tutta una serie d’informazioni circa le caratteristiche dell’oggetto da conoscere o dell’azione da compiere. Dunque per essere efficace la descrizione dovrà essere precisa e dettagliata, avere un andamento specifico (dall’alto verso il basso; dalla parte posteriore verso quella anteriore; ecc.) che di norma viene concordato con il disabile visivo ed essere infine caratterizzata da un linguaggio che si adatti alle caratteristiche psicologiche del non vedente.
La descrizione verbale oltre a rispondere a quanto appena detto, in relazione alla situazione considerata va associata: all’esplorazione tattile; alle sensazioni cinestesiche o propriocettive; alle sensazioni acustiche.

3.1 CONOSCERE ATTRAVERSO IL TATTO

L’esplorazione tattile di un oggetto come lo skateboard o di una postura come la posizione base che si deve assumere sulla tavola, confermano e ampliano le informazioni verbali fornite dall’istruttore. L’esplorazione tattile segue l’andamento della spiegazione e, a seconda che si tratti di un oggetto, di un singolo movimento o di una manovra, si svolge in due o più fasi:

1) Se si tratta di un oggetto come ad esempio uno skateboard, la conoscenza tattile partirà dalla faccia superiore dell’oggetto, quella dove è posto il grip, (l’elemento ruvido antiscivolo della tavola dove si posizionano i piedi) e procederà dal tail – la parte posteriore dello skate – verso il nose, quella anteriore, o viceversa. Una volta conosciuta la parte superiore dello skateboard, ribaltando la tavola, si passa alla conoscenza della parte inferiore dove sono alloggiati gli snodi o truck che consentono alla tavola di girare.
2) Se invece l’esplorazione tattile si riferisce a una manovra o trick, le fasi in cui viene suddivisa la conoscenza percettiva della postura sono maggiori. Anche in questo caso si può partire dalla posizione della testa e procedere in direzione dei piedi o al contrario dal basso verso l’alto. Di norma il modo in cui procedere si concorda insieme o viene scelto dal disabile visivo.

3.2 CONOSCERE ATTRAVERSO LA PROPRIOCEZIONE

Gli aspetti propriocettivi o cinestesici si riferiscono alle sensazioni derivanti dall’assunzione di una posizione nello spazio e nel tempo o all’esecuzione di un movimento. Quest’ultimo, dopo essere stato percepito tattilmente dal non vedente sull’istruttore che lo esegue, va fatto svolgere all’allievo in tre modi successivi:

a) guidandolo materialmente e verbalmente nello svolgimento del movimento;
b) guidandolo solo attraverso le indicazioni verbali;
c) facendoglielo svolgere in forma autonoma.

In relazione alla complessità del movimento e alle parti del corpo che lo compongono (ad esempio: bacino, coscia, gamba e piede) questo può essere fatto apprendere in forma frazionata procedendo dall’alto verso il basso o in direzione opposta. Le sensazione percepite durante lo svolgimento dell’azione forniscono un’ulteriore conoscenza che si somma a quella verbale e tattile, ampliandole. Questa tappa del processo conoscitivo fornisce importanti informazioni sulla ritmicità di un movimento che rimangono più difficili da acquisire attraverso la spiegazione verbale e l’esplorazione tattile.

3.3 CONOSCERE ATTRAVERSO I SUONI PRODOTTI NELL’AMBIENTE

Man mano che si procede nell’acquisizione di nuovi trick, il ricorso al rumore che una manovra eseguita con lo skateboard produce nell’ambiente circostante risulta necessario per comprenderne la successione dinamica delle fasi che la compongono, la ritmicità del trick e l’esatta esecuzione. Questo è valido sia per quanto riguarda i trick in fase aerea come l’ollie (lo si può identificare molto sinteticamente come saltare con la tavola) sia per manovre molto meno complesse come la semplice conduzione, dove un non vedente -sentendo il rumore delle ruote dell’istruttore che lo precede diverso dal proprio – identifica immediatamente un cambiamento nella pavimentazione adattandosi alla nuova superficie di scorrimento.

3.4 CONOSCERE ATTRAVERSO LA SIMULAZIONE DEL GESTO TECNICO

Il ricorso alla simulazione di una posizione, di un movimento parziale di una manovra oppure dell’intero trick, utilizzando oggetti o parti del corpo diverse da quelli che abitualmente si utilizzano, serve principalmente a dare un’idea globale di quello che si dovrà fare o a specificare una posizione o la successione dei movimenti di una singola parte del corpo. Prendendo in considerazione il manual, ovvero quella manovra dove si procede in direzione di marcia in equilibrio sulle ruote posteriori mantenendo quelle anteriori staccate dal suolo, la sua simulazione può essere fatta dal disabile visivo stando accovacciato accanto a una tavola propedeutica a ruote bloccate con una mano poggiata sul tail e l’altra oltre metà tavola così da consentirgli di sperimentarne con le braccia i movimenti e i possibili errori.

Per dare un’idea più chiara di quanto appena detto, fermo restando che il punto di partenza del lavoro percettivo si deve adattare alle necessità del disabile visivo, si riporta come esempio la procedura seguita nell’insegnamento del Manual dove si è preferito un tipo di spiegazione che andasse dall’alto verso il basso, ovvero che procedesse dalla parte superiore del corpo verso quella inferiore. Nella fase iniziale della lezione, è stata descritta la manovra da apprendere presentandola come quel trick di scorrimento che consente alla tavola di spostarsi in direzione di marcia scorrendo in equilibrio sulle ruote posteriori e che si compone di quattro fasi: lo scorrimento in andatura normale dove il piede anteriore arretra leggermente verso il centro della tavola; l’azione di distacco delle ruote anteriori dal suolo; il manual; la fase di ritorno delle ruote a terra.
Successivamente si è passati al lavoro di percezione tattile facendo porre al disabile visivo le mani sulle braccia dell’insegnante che eseguiva manual sopra una tavola propedeutica a ruote bloccate. In questa fase la spiegazione verbale deve essere precisa, così da renderla congruente con la percezione tattile delle mani che esplorano progressivamente la parte superiore del corpo dell’insegnante. L’accento va posto sul fatto che il busto si mantenga perpendicolare al suolo con le braccia estese in fuori secondo l’asse longitudinale mediano della tavola e che la conservazione dell’equilibrio in fase di scorrimento avvenga attraverso delle azioni successive di flessoestensione dell’arto anteriore, così che questo si fletta se il nose della tavola tende a scendere o, al contrario, si estenda se tende a salire.

La successiva percezione dei movimenti del bacino ha lo scopo di far comprendere il corretto decentramento del peso in direzione del tail così da posizionare il baricentro sull’asse del truck posteriore e permettere, congiuntamente all’azione degli arti inferiori, il distacco delle ruote anteriori dal suolo.

PROGETTO-SKATING-IN-THE-DARK---CAPITOLO-3---img-2

Procedendo verso il basso si è passati alla percezione tattile del movimento degli arti inferiori dove, ribadendo il concetto che il bilanciamento della tavola per il mantenimento dell’equilibrio è svolto dagli arti inferiori, si è precisato che le ruote anteriori riprendono contatto con il suolo non attraverso uno spostamento in direzione del nose del bacino o delle braccia e del busto ma grazie all’estensione dell’arto anteriore associata alla flessione di quello posteriore.

PROGETTO-SKATING-IN-THE-DARK---CAPITOLO-3---img-3

La terza fase della lezione prevede una simulazione del manual fatta dal disabile visivo con le mani poggiate sopra una tavola propedeutica a ruote bloccate, così da consentirgli di sperimentare con le braccia i movimenti del manual e i possibili errori.

PROGETTO-SKATING-IN-THE-DARK---CAPITOLO-3---img-4

alla simulazione del manual con gli arti superiori ne è seguita una fatta con gli arti inferiori che il non vedente ha svolto stando seduto sopra una panchina. Durante quest’ultima simulazione l’accento è stato posto sull’azione equilibratrice della gamba anteriore. Trovato il punto di equilibrio, ogni volta che la mano dell’istruttore – posta sul nose – tendeva a sbilanciare la tavola spingendola verso l’alto o il basso, l’allievo doveva controbilanciarla estendendo o flettendo la gamba anteriore assecondando con quella posteriore i movimenti del tail.

PROGETTO-SKATING-IN-THE-DARK---CAPITOLO-3---img-5

La guida del movimento svolta dall’insegnante sull’allievo che è posto sopra una tavola propedeutica a ruote bloccate rappresenta il passaggio successivo. In questo caso, l’istruttore che è posto dorsalmente all’allievo, ne guida lo spostamento del peso sull’asse del truck posteriore.

PROGETTO-SKATING-IN-THE-DARK---CAPITOLO-3---img-6

Se la simulazione del manual avviene correttamente si può passare all’esecuzione della manovra in completa autonomia sopra una tavola propedeutica a ruote bloccate. Viceversa, se c’è la tendenza del disabile visivo a inclinare il busto in direzione del tail per staccare le ruote da terra e di controllare il bilanciamento dello skateboard muovendo le spalle invece dell’arto anteriore, e consigliabile passare all’assistenza frontale, sorreggendo l’allievo per gli avambracci così da fargli percepire il corretto decentramento del peso e la giusta posizione del busto attraverso la pressione che esercita sulle braccia dell’insegnante.

PROGETTO-SKATING-IN-THE-DARK---CAPITOLO-3---img-7

Il manual sopra una tavola propedeutica a ruote bloccate è l’ultimo passaggio dove si pone la massima attenzione alle sensazioni cinestesiche del trick e alla percezione dell’equilibrio.
Da questo punto in poi si può passare all’insegnamento del trick sopra uno skateboard con la doppia assistenza degli insegnanti (uno posto frontalmente come descritto sopra e l’altro alle spalle dell’allievo che lo sorregge per i fianchi) fino ad arrivare, diminuendo progressivamente le assistenze, al manual eseguito con l’insegnante a fianco che non ne effettua alcuna, direzionati da un emettitore acustico o dai comandi vocali di un secondo insegnante.

PROGETTO-SKATING-IN-THE-DARK---CAPITOLO-3---img-8

La progressione che abbiamo presentato utilizzando una serie di canali comunicativi diversi da quello visivo, va adottata per la spiegazione di ogni trick. Questa poi, in relazione alla successione delle manovre insegnate in precedenza, può essere più veloce poiché presenta meno fasi di apprendimento.

A cura di:
Paolo Pica
Alessandro Gargiullo
Barbara Macali

Bibliografia

Paolo Pica – Alessandro Gargiullo, Street and Transition. Approccio alla didattica dello skateboard, Full Time Edizioni Sportive, Roma 2017.