GARGY 90’s CRONICLES

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A metà degli anni 90 lo skateboarding stava subendo l’ennesima mutazione stilistica….o meglio alcune company stavano dando l’occasione a certi skater di mostrare un altro approccio allo street e alla transizione piuttosto che pompare sempre gli stessi professionisti. Erano tempi di continua evoluzione e noi assorbivamo tutto come delle spugne, stavamo maturando un gusto sempre più personale, ma solo pochi video riuscivano a trasmetterti con efficacia questa lezione. Pubblicazioni come “Welcome to hell” della Toy Machine o “Estern explousure” (leggendaria opera della est coast Americana) erano diventati un punto di riferimento, un nuovo modello che avrebbe cambiato per sempre la nostra visione dello skate a Roma. Lo skateboarding ha sempre messo al centro la creatività personale e mettere in discussione il proprio modo di skateare era lo stimolo migliore. Innanzitutto, l’idea di andare a skateare sempre nei soliti e tranquilli spot doveva cambiare! Roma è sempre stata una città collassata dal traffico e dall’inadeguatezza dei mezzi pubblici, questo ci aveva spinto a preferire location come l’Eur, il Foro Italico e l’università vicino la stazione Termini. Ogni tanto avevamo girato anche per il centro, assaggiato i sanpietrini e respirato un po’ di smog; molte “nicchie segrete” erano state scoperte, spot con il bel muretto, con la bella rincorsa o il bell’atterraggio… adesso però alcuni di noi avevano maturato la necessità di interpretare la città in un modo molto più randagio e fantasioso…un nuovo test che saggiava la nostra attitudine, una prova necessaria per combattere la pigrizia da solito spot che ci stava troppo limitando.
Così la sera capitò sempre più frequentemente di riunirci a Piazza Venezia o alla stazione centrale (all’epoca appena ristrutturata e più skateabile) e cominciare a scandagliare il centro e dintorni in tutte le direzioni…la parola d’ordine era “essere più street!”
Io, Ale, Nico, Papik, Simone “er Faretto”, Fausto, Andrea, Josef e Gian Simone, Gaspare, Mirai, Skillo, Franzy, Diego, Eduardo – meglio conosciuto come “er brasile”- e Jonathan ci lanciavamo come schegge impazzite per il discesone di via Veneto…eravamo troppi, i vigili non potevano placcarci tutti e la polizia, oltre ad azionare la sirena per intimorirci, poteva fare solo nervose sgommate per disperdere quello sciame….e come lo fermi uno sciame? Ogni tanto però qualcuno veniva catturato e cazziato, la definizione di “gioco della morte” non l’abbiamo inventata noi, era solo una frase ad effetto che i tutori dell’ordine pronunciavano di continuo…questo la dice lunga su come a metà degli anni ’90 veniva valutato un ragazzo che faceva skate a Roma. Il tour si articolava da piazza Venezia a teatro Marcello, dalla Anagrafe di stato al ghetto Ebraico, dalle corsie preferenziali degli autobus alle sassaiole antiche dei vicoletti…dalla stazione Termini a via Nazionale e da via del Corso a tutte le sue strade parallele fino a sbucare davanti al Panteon. Il Centro storico era nostro!!
Papik e Andrea si attaccavano dietro gli autobus e a volte – se erano presi da un raptus casinaro – sganciavano il grande portellone posteriore lasciando il bus a motore scoperto…altre volte si facevano trasportare finché le salite non erano finite, poi si sganciavano e ricominciava la maratona street!…nel frattempo i gemiti animaleschi di Gaspare echeggiavano a galleria Colonna, mentre Skillo slaidava il grezzo asfalto con la delicatezza di un Grizly!
Jonathan raidava come un forsennato, lui è sempre stato famoso per essere “il segugio degli spot” e avere la capacità di adeguarsi ed interpretare qualsiasi variazione delle forme urbane!
Ale era forte come l’acciaio e si faceva olloni e grindoni dappertutto elevando il livello della strettata ai video che tanto ci stavano influenzando!
Io mi sparavo le mie solite sessions a 200 km all’ora, capendo a mie spese che skateare non voleva dire solamente trick ma significava innanzitutto guidare la tavola ad alte velocità con le macchine ad un palmo dal naso, operando continui “alleggerimenti” per non inchiodare su grate taglienti come lame o sul brecciolino che ti infettava le ferite per giorni!
Purtroppo non esistono molti filmati delle nostre scorribande in quegli anni, del resto immaginiamoci la difficoltà nel filmare dieci o quindici persone che si muovono alla rinfusa per le strade del centro pronte a schizzare se arriva la polizia. Immaginatevi le continue problematiche: vibrazioni, inquadrature mozzate e scarsità di luce. Del resto nel ’96-’97 c’era ancora l’analogico con immagini in quattro terzi granulose e sfocate!
Un super lavoro per Alessio “er Marine” che non aveva solo il taglio di capelli e i Cargo ma anche lo spirito…filmare lo skateboarding è sempre stato impegnativo come un percorso di guerra ahahahaah!!

In quegli anni il Foro Italico era la nostra meta più frequentata nelle ore diurne ma adesso ci organizzavamo per rimanere fino a sera, aspettavamo che il traffico diminuisse e andavamo a cercare nuovi spot in centro. A volte rimanevamo un po’ delusi da quello che trovavamo, del resto Roma è una città antica, densamente popolata e invasa dalle macchine, ma questo ci costringeva ad usare la nostra fantasia spingendoci verso nuove sperimentazioni! Qualcosa di più concreto sarebbe arrivato con il Giubileo nel 2000, quando la capitale avrebbe subito una parziale ristrutturazione e modernizzazione.
Un altro evento culto dell’ underground skating Romano era senz’altro l’occupazione al liceo Virgilio. Ogni Novembre-Dicembre una delle più grandi scuole del centro diveniva teatro di contestazioni politiche e forzate auto gestioni che potevano durare anche delle settimane…avevamo visto come la mitica W.B.N.E (crew di skater romani nata nei tardi anni 80) era stata in grado di raccontare attraverso il filming le gesta degli skater in quel contesto…e c’eravamo gasati a bestia!
Da quel che mi ricordo, si narravano leggende sui trick di Ale, Lele e Jonathan in quegli stretti corridoi tramutati in una trincea di banchi ammucchiati, con l’aula magna all’ultimo piano che era diventata una delle stanze più skateate perché il basamento della grande cattedra era di marmo e i nostri truck (carrelli in acciaio e alluminio dove sono agganciate le ruote dello skate) scorrevano una meraviglia!
Tramutare una scuola occupata in uno skatespot era un rito anarchico/metropolitano imperdibile che mi faceva venire i brividi dall’emozione…faceva tutto parte di quel percorso underground che avrebbe caratterizzato tutti i nostri anni di skate, trovare stimoli e creatività dove tutti vedevano degrado, skateare l’impossibile e renderlo possibile!
Il Virgilio occupato per noi era solo un nuovo spot al coperto e con il riscaldamento, come fosse un cantiere aperto in costruzione dove ci affacciavamo per vedere se c’era qualcosa di skateabile oppure no…
Nella seconda metà del ’95 ci capitò di prendere parte ad un paio di trasmissioni televisive: una andata in onda su Telemontecarlo agli studi di Saxa Rubra e un’altra al colle Palatino per Canale 5. Ora eravamo oggetto di studio da parte di sociologi e opinionisti e venivamo messi nel calderone “street-pircing-tatuaggi-graffiti-pantaloni calati e larghi-cappelli rigirati-musica alternativa- generico e superficiale disprezzo per l’autorità”. C’era un nuovo fenomeno di strada chiamato Rollerblade che da li a poco avrebbe avuto un boom analogo a quello dello skate negli anni 88/91 e ci chiedevano sempre cosa ne pensassimo…il silenzio in studio calò come una ghigliottina quando Fab se ne uscì con una battuta cruda, ma in parte veritiera: << sono degli skater falliti!>>.
Mettetevi nei nostri panni: vedi un tizio che usa dei pattini ma che copia l’approccio street dello skate, fa un sacco di manovre scimmiottando i nostri trick…però i pattini sono attaccati ai piedi!! non vale, è troppo facile e pure brutto da vedere!! In quegli anni tutti noi abbiamo discriminato un sacco i roller, addirittura ci furono pure un paio di risse al Foro Italico; poi però, quando la moda finì e anche loro cominciarono a decimarsi, i pochi sopravvissuti furono conosciuti meglio e rivalutati come persone…alla fine anche loro erano diventati una piccolissima comunità e come noi erano passati in pochi anni dalle stelle alle stalle dovendo affrontare ogni giorno il pregiudizio e l’ignoranza della cultura Romana.

Articolo a cura di:

Alessandro Gargiullo
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