GRAFFIANTI SEGNI DI PERSONALITÀ NEL GRIGIORE DELLE CITTÀ: LE “TAG” DELLO SKATEBOARD

Tutti lasciamo delle tracce distintive della nostra presenza sia nell’ambiente che negli altri esseri umani: lo sviluppo tecnologico e l’architettura così come è la pittura e la scultura modificano l’ambiente o vi permangono mentre il nostro modo di pensare, di muoverci, di esprimerci e di abbigliarci s’imprimono negli altri. Il nostro agire è dunque una serie interminabile di tracce diversificate della nostra personalità che attestano in maniera non sempre coerente il conformarsi o il contrapporsi alle regole sociali. Quante volte nel corso della nostra vita abbiamo detto: “da grande voglio fare l’artista…non sarò mai un colletto bianco!” e poi ci siamo ritrovati come il dottor Jekyll e mister Hyde a vestire di giorno i panni dell’impiegato modello e di notte quelli del writer che sbomboletta clandestinamente un treno?
In ogni caso, sia da Jekyll che da Hyde lasciamo una nostra firma distintiva, una Tag che rappresenta noi o il gruppo di cui facciamo parte…in quel momento!
Mantenendo il termine “Tag” e scusandoci con i writer che possono vederne distorto il significato, spostiamoci dall’arte allo sport e vediamo come i segni lasciati dai praticanti ne delimitino il territorio.
Se camminando per una città scorgiamo sugli spigoli dei muretti consumati delle sbeccature, delle strisciate scure o, salendo una scalinata il corrimano ci appare rigato da mille graffi a tratti pigmentati, quei segni ci indicano con una certa approssimazione che li hanno fatti degli skater, dei pattinatori o dei biker.

GRAFFIANTI SEGNI DI PERSONALITÀ NEL GRIGIORE DELLE CITTÀ:  LE “TAG” DELLO SKATEBOARD

Queste tracce sull’arredo urbano rappresentano le “Tag” di un gruppo perché ci dicono che quegli spazi (spot) appartengono a delle “crew” che, marcando e delimitando con dei segni il territorio, lasciano indizi del loro operato.
Che li abbiano fatti gli skater, i pattinatori o i biker, il risultato non cambia perché sono indistinguibili gli uni da gli altri.
Le Tag di ogni skater, biker o pattinatore che sia, sono prerogativa delle immagini e dei suoni!

GRAFFIANTI SEGNI DI PERSONALITÀ NEL GRIGIORE DELLE CITTÀ:  LE “TAG” DELLO SKATEBOARD

L’immagine è solo una “Tag” parziale che ci parla di uno skater, una frazione di secondo in grado di raccontarci parte della sua identità….ma questa, pensandoci bene, non racconta solo del rider ma svela anche qualcosa di chi l’ha scattata, il fotografo. Per renderla completa c’è bisogno del suono! Ogni rider, skateando su tutto ciò che trova, utilizza le strutture urbane come fossero uno strumento musicale e, alla stregua di un percussionista, produce una propria melodia unica e irripetibile. I suoni che creiamo nell’ambiente al pari delle immagini raccontano qualcosa di noi.
Per comprendere meglio come i rumori siano un’ulteriore “Tag” usciamo dal mondo dello skateboard e spostiamoci in altri ambiti come: una pista da sci o una piscina per i tuffi e immaginiamo di stare a occhi chiusi ad ascoltarli.
Anche se non siamo del settore, dalla diversità dei suoni che vengono prodotti, dopo un po’ riusciamo a capire chi è il principiante e chi l’esperto.
Il rumore che produce sulla neve la tavola di uno snowboarder avanzato che curva, cambia radicalmente da quello di uno meno esperto che, leggendo con meno precisione la pista e non avendo le stesse capacità tecniche, fa perdere momentaneamente aderenza alla tavola portandola a derapare. Dove l’uno, sullo stesso tratto di pista, produce una sequenza ritmata di “sccciiii…sccciiii…sccciiii…”, l’altro alterna “sccciiii…grrrr… sccciiii…grrrr… sccciiii…grrrr…”
Le cose non cambiano se consideriamo i tuffi: il “pluff” sordo e cupo dell’ingresso in acqua di un tuffo ben eseguito è completamente diverso dallo “splash” dello stesso di un tuffatore meno esperto che ancora deve perfezionare traiettoria, tempi di chiusura e apertura del corpo in volo per raggiungere un ingresso in acqua ottimale.
Dunque, la vera “Tag” dello skateboard e delle discipline sportive in generale è il video, dove immagini e suoni si fondono insieme per raccontarci quella persona.
Questo però è vero solo se è lo stesso skater a dirigere le riprese e a curarne il montaggio.
Viceversa se le inquadrature e la concatenazione delle scene vengono fatti da terzi, il video che ne risulta sarà la somma della firma inconfondibile del rider e dello stile comunicativo di chi ha fatto le riprese e di chi le ha montate.
Il video con i trick di Alessandro Gargiullo che riportiamo di seguito è un esperimento a riprova di quanto appena detto, dal momento che le riprese le ha curate lui stesso ma il montaggio l’ho fatto io con il preciso scopo di sottolineare la sonorità delle diverse superfici ed esaltare la melodia dei trick: un “Gargy’s Sound” che ascoltandolo ad occhi chiusi assomiglia al frenetico “screcciare” di un dj …

Le immagini e i suoni ora esprimono anche qualcosa di mio, acquisendo un nuovo significato che veicola un messaggio completamente diverso dal video originale che li conteneva o da quelli che li comprendevano.

I frammenti di video, in questo caso, assumono la stessa plasticità delle parole che compongono un frase dove – modificandone l’ordine e la punteggiatura – esprimono messaggi diversi come in queste due:
Nonna-ho-mangiato

 

 

L’innocente significato della prima frase cambia radicalmente nella seconda dove suona come l’inquietante confessione di un Serial Killer!!
Le Tag, intese come luoghi, hanno un potere evocativo trasformandosi in luoghi della memoria che suscitano, in chi li ha vissuti, diverse emozioni.
Passando in quel luogo, indipendentemente dall’aver appeso la tavola al chiodo o meno, il vederlo recintato per lavori in corso ti mette in ansia perché non sai se potrai più utilizzarlo… ma poi, siccome la speranza è l’ultima a morire, ne sei quasi contento perché forse lo costruiranno meglio di prima e tu potrai incidere nuove tracce facendogli perdere la verginità! Ma se tornando in quella zona lo spot è stato devastato da un orda di vandali, com’è accaduto allo skatepark Romano The Spot, ti piange il cuore perché insieme alle strutture hanno distrutto una parte di te.

Che siate skater o meno, siete riusciti a percepire la differenza dei suoni, gli ambienti ecc.?
E se siete skater, avete capito di quali trick si tratta, dove vengono eseguiti, su quali strutture ecc?
Adesso, dopo aver perso un po’ di tempo a capire di quale manovra si tratta e dov’è stata eseguita, pensate a quanto sarebbe più facile imparare un trick o perfezionarlo se disponessimo anche delle informazioni acustiche che lo caratterizzano o che danno conto dell’altezza, della linearità, ecc.
Ovviamente tutto questo – lungi dall’essere una provocazione – ha il semplice scopo di porre l’attenzione sugli altri sensi che, se incrementati, consentirebbe una migliore interpretazione dello spazio circostante e del nostro agire in esso.
Tornando all’aspetto artistico dello skateboarding, se con un certa fantasia avete assimilato i quattro “rumori” a delle note musicali, forse la prossima volta che entrate in uno skatepark – chiudendo gli occhi e soffermandovi ad ascoltare attentamente – sarete in grado di rintracciare la melodia che crea ogni skater. Per dare un senso compiuto a questa piccola sperimentazione, così come si fa nelle ultime pagine di un periodico di cruciverba, mettiamo i quattro video completi che daranno la soluzione alle diverse domande.

A cura di:

Alessandro Gargiullo
Paolo Pica
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